Terra Murata

Kraak! Sentimi bene, perché quello che sto per raccontarti è il cuore pulsante di Procida — il posto che io, Arturo, sorvolo ogni giorno con più orgoglio di tutti gli altri.
Parti da Piazza dei Martiri, che i procidani chiamano Semmarezio, e lasciati portare su da una salita ripida ma breve — come una piccola sfida che l'isola ti lancia prima di svelarti i suoi segreti più belli. La meta è la Terra Murata, la cittadella fortificata medievale che sorge sul punto più alto dell'isola, a strapiombo sul mare. Sì, proprio lì in cima, dove il vento sa sempre da dove viene.
Ma già durante la salita, in corrispondenza di un gomito della strada, l'isola ti ferma e ti toglie il fiato. Squa-squa! Davanti a te appare il paesaggio più iconico di Procida: Marina Corricella, con le sue case sovrapposte e variopinte che scendono verso il mare come un anfiteatro aperto sull'azzurro. Ci vivono pescatori simpatici e cordiali — gente che io conosco bene, li vedo ogni mattina tirare su le reti. Non stupisce che questo posto sia stato scelto come set naturale di film e spot pubblicitari: è una cartolina vera, non costruita.
Continuando verso oriente, lo sguardo incontra il profilo del Convento Domenicano di Santa Margherita Nuova, costruito tra il 1586 e il 1956. Per farlo sorgere su quella roccia scoscesa, fu necessario alzare un sistema di piloni sormontati da archi — una struttura che oggi è la parte più caratteristica della Punta dei Monaci. Un'opera che, ogni volta che la sorvolo, mi ricorda quanto gli uomini di quest'isola abbiano sempre saputo fare i conti con la roccia e col mare.
Proseguendo si arriva alla Piazza d'Armi. Da un lato, alte abitazioni che un tempo servivano al popolo come baluardo contro i nemici invasori. Dall'altro, il Palazzo Reale, fatto erigere nel 1563 dal Cardinale d'Aragona Innico d'Avalos, Abate di San Michele. Storia vera, pietra vera.
Criii! Al centro della piazza, una breve salita ti conduce a tre cose che non puoi perderti. La prima è il Conservatorio delle Orfane, oggi Palazzo della Cultura, fondato nel 1656 per accogliere le vittime della peste — un luogo che porta dentro di sé secoli di umanità. La seconda è un belvedere mozzafiato sul mare, uno di quelli che ti fanno capire perché non si smette mai di tornare a Procida. La terza — e più importante — è l'Abbazia di San Michele, la principale costruzione storica dell'isola, risalente al XVI secolo.
Lo sapevi che in origine era un convento benedettino, fondato tra il VII e l'VIII secolo? Nel corso dei secoli fu più volte saccheggiata, distrutta e ricostruita a causa delle incursioni dei Saraceni — i pirati che un tempo solcavano questo mare. Oggi custodisce numerose opere d'arte, tra cui una tela raffigurante San Michele, opera della scuola di Luca Giordano, al centro di uno straordinario soffitto a cassettoni. Vale ogni gradino della salita, credimi.
E poi c'è il borgo in sé — mite, sereno, abitato da gente tranquilla. Le sue stradine sono come budelli: tutto un andirivieni di passaggi, corridoi, vie coperte. Si aprono porte, scale, finestre, pozzi ancora pieni d'acqua. Una di queste vie è Via Concetta Barra, intitolata il 3 settembre 2001 alla poliedrica artista nata a Procida — un riconoscimento sentito, voluto dalla gente di qui.
Kraak! Quello che rende questo posto davvero speciale è qualcosa che non si vede ma si sente: una sensazione di quiete e di abbandono — nel senso buono, quello del tempo che scorre diverso, lontano dal rumore del mondo. Vieni a respirarla. Io sarò lì ad aspettarti, planando tra i tetti della Terra Murata.