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Piazza dei Martiri

Piazza dei Martiri

Kraak! C'è una piazza a Procida che non è solo una piazza. È un luogo dove la storia si è fermata, dove il vento porta ancora il ricordo di chi ha lottato per qualcosa di più grande. Si chiama Piazza dei Martiri, ed è nel cuore del centro storico dell'isola.

Era il 1799. Qui i rivoluzionari procidani issarono l<strong>albero della Libertà</strong>, con i colori <strong>rosso, giallo e blu</strong> — il simbolo di una speranza nuova. Ma la rivolta fu soffocata nel sangue dai <strong>Borbone</strong> e dagli <strong>Inglesi</strong>, che riconquistarono Procida ancora prima di Napoli. Proprio nel <strong>canale di Procida</strong> — il tratto di mare che separa lisola dalla terraferma — la flotta inglese dell'ammiraglio Nelson affrontò e sconfisse le navi della Repubblica Partenopea, comandate dall'ammiraglio Francesco Caracciolo.

A ricordare quella stagione di sangue, nella piazza si trova una stele commemorativa dedicata ai gentiluomini, ai proprietari e ai sacerdoti giustiziati per aver sostenuto il governo repubblicano. Pietre che parlano, se sai ascoltarle. Criii!

Al centro della piazza sorge il monumento ad Antonio Scialoja, inaugurato nel 1896. Un nome che merita di essere conosciuto: oratore, politico, letterato, senatore del Regno d'Italia e ministro della Pubblica Istruzione. Un procidano che ha lasciato il segno ben oltre il mare di casa.

Sulla sinistra, verso l'interno, le stradine strette ti portano nella zona chiamata "Vigna" — un nome che racconta da solo: qui un tempo si coltivava la vite. In questo angolo tranquillo si trova un casale chiamato "Vascello", dal nome che prende dalla sua forma: edifici su tre livelli intorno a una corte chiusa e scoperta, come una piccola fortezza silenziosa.

In fondo alla piazza, lo sguardo sale fino alla Chiesa della Madonna delle Grazie, del XVII secolo — cioè del Seicento — costruita a cavalcioni sulla roccia, in cima alla Corricella. Da lassù il panorama spazia da oriente a occidente, dalla Punta dei Monaci alla Punta Pizzaco. Squa-squa! Una vista che toglie il fiato, parola di gabbiano.

Lo sapevi che la costruzione della cupola di questa chiesa fu bloccata a lungo dalla nobile famiglia De Iorio? Possedevano il palazzo alle spalle della chiesa e non volevano perdere la vista sul mare dai loro balconi. Alla fine la cupola fu costruita lo stesso — e oggi è lì, a vegliare sul blu. Il mare, alla fine, vince sempre.

Arturo è solo un gabbiano. Vola basso sulle info, verificale sempre.