Marina Grande

Kraak! Appena scendi dal traghetto, sei già dentro Procida. Marina Grande è l'unico porto commerciale dell'isola — il primo respiro, il primo colpo d'occhio, il posto da cui tutto comincia.
E il colpo d'occhio, credimi, vale già il viaggio. Davanti a te si erge il Palazzo Montefusco, del XII secolo — cioè del Medioevo — chiamato anche "Merlato" per la stupenda merlatura che corona l'intero edificio, come una corona di pietra sul mare. Nel passato fu residenza estiva del re, poi convento, oggi è abitato dai procidani. Storia vera, muri vivi.
A destra della banchina si apre la zona chiamata "Sotto le Grotte": grotte scavate nel tufo — la roccia vulcanica tipica di quest'isola — dove un tempo si tiravano in secco le barche, e oggi usate come magazzini. Criii! Superata la stazione marittima, i cantieri navali e la Capitaneria di Porto, trovi la spiaggia omonima, separata da una scogliera da quella chiamata "Si Lurenza".
Percorrendo Via Roma, lo sguardo cade su un crocifisso ligneo del 1845, eretto dai marinai come testimonianza della loro grande fede. Poi le vecchie case dai mille colori ti accompagnano fino alla piazza Sent'cò — il cui nome viene da "Sancio Cattolico" — dove sorge la Chiesa dei Marinai e di Santa Maria della Pietà, costruita nel 1616. Una chiesa che sa di sale e di preghiere silenziose.
Proseguendo lungo la banchina del nuovo porto turistico si arriva al cancello della scuola "F. Caracciolo". Lo sapevi che con i suoi 180 anni di storia è il più antico istituto nautico d'Europa? Squa-squa! Un primato che, sull'isola dei marinai, non sorprende affatto.
Più avanti ancora, la spiaggia della Lingua — così chiamata per la punta di natura vulcanica rivolta verso nord, dove è posta una croce di ferro. Fu eretta per ricordare l'affondamento dei velieri barbari nel 1500. Un segno silenzioso che guarda il mare aperto, come fa un gabbiano quando il vento cambia direzione.