San Michele Arcangelo

Kraak! Siamo arrivati al posto più importante di tutta Procida. Nel cuore del borgo medievale di Terra Murata, si erge l'Abbazia di San Michele Arcangelo — la costruzione storica più antica e più preziosa dell'isola.
Fu edificata dai benedettini nell'XI secolo — cioè nel Mille — e nella seconda metà del XV secolo fu affidata in commenda a cardinali, che ne divennero i custodi e i mecenati. L'edificio si sviluppa su due livelli: al piano superiore si trova la chiesa, al piano inferiore il complesso abbaziale, a sua volta articolato su tre livelli. Criii!
Entri, e il primo colpo d'occhio ti lascia senza parole. La chiesa ha tre navate, e quella centrale è coperta da uno straordinario soffitto a cassettoni in legno e oro zecchino — una griglia decorativa di riquadri dorati che scintillano come il mare sotto il sole. Al centro campeggia il dipinto raffigurante San Michele che sconfigge Satana, realizzato nel XVII secolo. Una visione che, anche per un gabbiano abituato a volare alto, toglie il fiato.
Il patrimonio custodito all'interno è di una ricchezza rara. Squa-squa! Eccone i tesori principali. Diciassette altari scandiscono lo spazio sacro. Nell'abside centrale si trova un coro ligneo del XVII secolo. Quattro dipinti del pittore napoletano Nicola Russo, realizzati nel 1690, raccontano la storia dell'isola — tra cui la tela che raffigura l'evento del 1535 in cui San Michele Arcangelo protesse Procida dai Saraceni.
Alla sinistra dell'ingresso principale si trova l'antico battistero. Nella navata sinistra, il primo altare ospita il dipinto della Dormitio Virginis — la morte della Vergine — collocabile tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo. Più avanti, nella cappella omonima, la statua in legno e oro zecchino della Madonna del Carmine, e nella cappella di San Michele la preziosa statua in argento di San Michele Arcangelo. La terza cappella della navata sinistra ospita invece la ricostruzione della Grotta di Lourdes. Kraak!
Non finisce qui. A destra dell'ingresso principale, la tela del "Giudizio di Santa Lucia dinanzi al tiranno di Siracusa". Nel transetto — il braccio trasversale della chiesa — le Reliquie di San Porfirio Martire custodite nella cappella dello Spirito Santo, e una straordinaria ancora saracena, silenziosa testimonianza delle battaglie di questo mare. Completano il tutto un organo a mantice del XVIII secolo e una splendida pavimentazione in marmi del XVIII secolo.
Nei sotterranei dell'Abbazia — al momento non visitabili — si apre un Complesso Museale su tre livelli. Il primo accoglie un Presepe permanente con pastori di scuola napoletana del XVIII secolo. Il secondo ospita una biblioteca realizzata verso la metà del XVI secolo dal Cardinale Innico d'Avalos d'Aragona. L'ultimo livello custodisce l'ossario, accessibile attraverso botole ancora oggi visibili. Criii! Un luogo che porta dentro di sé strati su strati di storia, arte e devozione. Non perderlo.